Orfanotrofio di Xarfo.

Xarfo – Somalia

Il collegio di Xarfo è un posto speciale, entrando tra quelle mura si è catapultati in un posto che non somiglia alla Somalia che c’è all’esterno, serenità e tranquillità si trovano lì con la lettera maiuscola. Dopo le prime mura si è accolti da uno strano silenzio e da una rigogliosa piantagione di limoni, il cui profumo satura l’aria circostante. Varcando le seconde mura, il silenzio è rotto solamente dal vociare allegro delle ragazze del collegio, risate e schiamazzi giovanili creano una melodia piacevole e subito contagiosa. E’ fantastico essere accolti nelle loro camerate con un tipico gioco somalo, le ragazze son sedute a terra e intonano una melodia al battito di mani, le fotografo, ma sono attratto da alcune di loro, più intimorite dall’uomo bianco, mi avvicino e le coinvolgo nel gioco, cercando di farle sentire a loro agio. Scatto qualche fotografia e realizzo qualche video, e sono subito colpito da una ragazza con il garebasaar (il tipico velo somalo portato sopra la testa) che si accosta perfettamente al tono della sua pelle, mi piace il contrasto che crea sul letto e il modo in cui mi scruta e mi osserva incuriosita, imito la sua posizione e mi accomodo anch’io sul letto adiacente. Giro tutte le stanze, mi presentano le capogruppo, sono tra le più grandi dai 14 ai 17 anni, Fortune, Khadja, Maryama mi dicono di seguirle, fatico un po’ a comprendere il somalo, ma i gesti sono internazionali, raggiungiamo il cortile, dove si dispongono in cerchio per mostrarmi una loro danza tradizionale. Una ragazza colpisce con un bastone, a ritmo di musica, un vecchio fusto di plastica, mentre un’altra balla al centro, battendo i piedi e facendo roteare le mani. Le fotografo e le applaudo, il mio tempo con loro è finito. Uscendo penso a come sono stato colpito, quasi rapito, dai colori forti e accesi dei loro vestiti e da quel ritmo di musica molto africana, dai loro sorrisi e dai loro sguardi intensi.

Mi soffermo a riflettere sul perché solamente dentro quelle quattro mura ho nuovamente respirato il profumo della terra africana, ma forse ciò che più mi ha affascinato sono stati la speranza ed i sogni nei loro occhi.

Pubblicato su Senza categoria
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: