Storie di resilienza: Iqra Siciid C/llahi

 

Vi sono storie che pochi raccontano, sono storie di adulti e bambini sconosciuti e dimenticati dai più. Iqra è una ragazzina che ho conosciuto cinque anni fa, in occasione del mio primo viaggio in Somalia, in una cittadina distante circa 700 km da Mogadiscio: Galkayo.  Ha vissuto i suoi primi anni di vita spostandosi da un campo all’altro con la sua famiglia. Lei ora vive da molti anni al campo di Halabooqad. L’ho incontrata di nuovo durante il mio recente viaggio, era a scuola, nella classe quinta, seduta al primo banco con altre due sue compagne; sempre attenta e interessata alle lezioni, felice di frequentare un ambiente sereno e allegro. La vita di Iqra è molto cambiata lo scorso anno, quando la sua giovane mamma è morta dando alla luce il fratellino che purtroppo non ce l’ha fatta. In Somalia, soprattutto nei campi di sfollati, è molto comune morire di parto, la quasi totalità delle donne ( il 98% in Somalia che detiene il primato mondiale), infatti, ha subito nella tenera infanzia, l’atroce esperienza delle mutilazioni genitali (MFG) Il parto è difficilissimo per le donne così mutilate e le complicazioni sono molto frequenti.

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Iqra nella sua casa in affitto

Iqra ora si deve occupare di tutta la sua famiglia, composta dal padre e da altri cinque fratelli tutti più piccoli di lei, la più piccola delle sorelle ha solo due anni. Spesso a casa ci sono anche la nonna paterna ed una cugina che soffre di una malattia agli occhi. Sono andata a trovare Iqra a casa sua, al campo, in due occasioni, ed ogni volta l’ho trovata indaffarata ma ha avuto il tempo di raccontare la sua giornata.

Si sveglia ogni mattina all’alba, generalmente alle cinque del mattino per preparare la colazione per tutta la famiglia: anjera e té. Prepara anche il riso che poi mangeranno a mezzogiorno ed alla sera: il riso è l’unico cibo che hanno sempre a disposizione. Quando ha terminato di cucinare lava e veste i fratelli e le sorelle e poi si reca a scuola.

 

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Iqra è la bambina a sinistra, è a scuola per il laboratorio di arte

A scuola frequenta la quinta classe e ci sta per quattro ore. Al termine delle lezioni torna a casa ed inizia a rassettare: sistema i due letti dove dormono in nove, sbatte le lenzuola lacere e sporche e spazza il pavimento in cemento, coperto dalla terra rossa del campo che penetra in ogni fessura, trasportata dall’incessante vento. Di seguito lava mani e piedi ai fratellini usando l’acqua del pozzo contenuta in una piccola tanica gialla. Mentre compie tutti questi gesti quotidiani, si mette a ridere perché le pare strana la mia presenza a casa, si lascia abbracciare a baciare ed infine si siede insieme ad uno dei fratelli nella piccola veranda dove mangia il poco riso cucinato la mattina.

Iqra è allegra e spigliata, vuole continuare a d andare a scuola perché ha un sogno: diventare insegnante, io non so se nei miei viaggi futuri la rivedrò a scuola o al campo. La lascio e mi saluta con un sorriso. So per certo che continuerà a resistere.

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Pubblicato su racconti

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